26 OTTOBRE 1954 - 26 OTTOBRE 2004
Nei lontani anni cinquanta l'Italia stava a fatica risollevandosi dalle tragedie della guerra. Ma c'era un pezzo d'Italia, o meglio una regione geografica di puro spirito italiano, che non aveva ancora ricevuto l'abbraccio della Madre Patria. Questa terra era Trieste.
I cittadini di Trieste, italiani per fede e convinzione, subivano ancora la forzata separazione della terra di San Giusto dalla Repubblica italiana.
Trieste era stata prima occupata, per quaranta lunghi giorni, dalle truppe di Tito e la popolazione della città era stata soggetta ai più cupi maltrattamenti. Dopo il ritiro delle truppe yugoslave, il controllo di Trieste venne assunto dalle truppe alleate.
Nel corso del 1953, in città si svolsero molte manifestazioni per Trieste italiana. La mattina del giorno 5 di novembre 1953, il nucleo mobile dellla polizia civile si scontrò con i manifestanti in Piazza Sant'Antonio Nuovo. Alla ferocia repressiva della polizia civile i partecipanti alla manifestazione risposero con una sassaiola. La risposta della polizia non si fece attendere e, secondo la relazione della Divisione criminale investigativa della "Venezia Giulia police force" per disperdere la folla vennero sparati 100 colpi intimidatori in direzione della gente assiepata nella piazza. In seguito a questi colpi intimidatori, sul selciato rimase Pietro Addobbati, studente quindicenne. Negli scontri che ne seguirono vi fu spargimento di sangue pure all'interno della chiesa di Sant'Antonio Nuovo (tanto che nel pomeriggio si dovette tenere una cerimonia di riconciliazione) e nel Corso, dove morì, raggiunto da un proiettile sparato da Via XXX Ottobre, Antonio Zabadin, cameriere marittimo.
Il giorno successivo, 6 novembre 1953, piazza Unità d'Italia fu teatro di una vera e propria battaglia, in cui rimasero uccisi il ventiquattrenne Francesco Paglia, studente d'ingegneria, il cinquantaduenne Saverio Montano, il sedicenne Leonardo Manzi ed il cinquantenne Erminio Bassa.
La mattina del 26 ottobre 1954, per entrare a Trieste, non servì più farsi controllare i documenti al check point di Duino.
La mattina del 26 ottobre 1954 L'Italia tornò definitivamente a Trieste, il Tricolore sventolò di nuovo sopra il castello di San Giusto e sopra la Torre del Municipio.
La mattina del 26 ottobre 1954 la popolazione di Trieste si ritrovò in piazza Unità d'Italia, con la pioggia che cadeva a dirotto, di traverso, a causa della Bora scura che soffiava impetuosa. Piazza Unità d'Italia, una tra le più grandi d'Europa, era gremita di gente, non c'era uno spazio libero.
Oggi, 26 ottobre 2004, Trieste festeggia i cinquant'anni da quel giorno che ha segnato indelebilmente la storia di questa città. E lo fa, oltre che con le manifestazioni di piazza, oltre che con i discorsi dei politici, oltre che con le sfilate militari, lo fa consegnando, per mano del Ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri, la medaglia d'oro al Valor Civile conferita dal Presidente della Repubblica ai famigliari di Pietro Addobbati, Antonio Zabadin, Francesco Paglia, Saverio Montano, Leonardo Manzi ed Erminio Bassa, Martiri di Trieste italiana.
Questa mattina ero in Piazza Unità d'Italia con la Sezione di Trieste dell'Associazione Nazionale Alpini. Questa mattina ho potuto parlare di quei giorni con amici e reduci che quel momento l'hanno vissuto. Non l'ho dato a vedere, ma questa mattina, quando lo speaker ha annunciato i nomi dei decorati di medaglia d'oro e dalle file dei reduci e delle Associazioni combattentistiche e d'arma molti rispondevano "Presente!" ad ogni nome, ho tremato. Non l'ho dato a vedere, ma oggi, quando il Tricolore e la bandiera alabardata in campo rosso, simbolo di Trieste, sono state issate sui pennoni di Piazza Unità ed hanno garrito al vento, un brivido è corso lungo la mia spina dorsale. Non l'ho dato a vedere, ma oggi, cantando con voce forte e chiara l'Inno di Mameli, implotonato e sull'attenti, mi sono commosso.
26 Ottobre 1954 - Ricordare e non dimenticare.